VI Edizione

Biblioteca Ragionieri

Nuova biblioteca comunale "Ernesto Ragionieri", presso la villa di Doccia.

 

Chiesa di San Michele a Castello

La chiesa di San Michele a Castello sorge nella fascia pedecollinare del gruppo di Monte Morello a ridosso della pianura fiorentina. La zona, popolata fino dall'antichità, è posta fra gli insediamenti etruschi di Quinto e Fiesole ed è interessata nel periodo romano sia dal transito di grandi infrastrutture legate al polo urbano di Florentia, come l'acquedotto e la via Cassia, sia dal fenomeno della colonizzazione dell'agro fiorentino con la centuriazione della piana e della prima fascia collinare.
Il nome di Castello deriva dal latino castellum, e indica una struttura adibita a collettore delle acque; da Castello infatti partiva l'acquedotto romano per Firenze. 
La chiesa, di cui si hanno notizie già nell'XI secolo, è intitolata all'Arcangelo Michele cui vennero dedicati numerosi edifici sacri fin dal periodo longobardo. Il Popolo di Castello è ricordato nel Libro di Montaperti nel 1260 quale maggiore contribuente del piviere di S. Stefano in Pane, e viene citato anche nelle successive Decime del 1274-1280 e del 1294- 1305.
La Chiesa di S. Michele è rammentata poi quale suffraganea della Pieve di S. Stefano in Pane, nell'elenco delle Chiese della Diocesi Fiorentina del 1299. 
L'aula della chiesa attuale ripete nelle dimensioni (39 braccia fiorentine di lunghezza per 16 e mezzo di larghezza) l'impianto duecentesco di cui sono state ritrovate alcune vestigia nel corso dei recenti lavori di restauro.
Una carta del fondo dei Capitani di Parte Guelfa, della seconda metà del XIV secolo, relativa al Popolo di San Michele a Castello, riporta una schematica veduta del complesso degli edifici parrocchiali con la chiesa e la cappella attigua. 
A partire dal 1608 l'architetto granducale Gherardo Mechini progetta lo «stradone tra la villa di Castello e la chiesa di Boldrone» e, prevedendo un nuovo assetto del territorio limitrofo, la chiesa di San Michele diviene l'elemento centrale della «scena» del paesaggio che si sviluppa tra le ville di Castello e della Petraia. 
Sempre per l'interessamento dei Medici nel 1622 venne incaricato l'architetto Giulio Parigi della progettazione del nuovo campanile per la chiesa di San Michele; l'elegante costruzione venne completata nel 1624. 
Nel 1844 venne sostituito l'antico organo cinquecentesco con un nuovo strumento realizzato dal pistoiese Nicomede Agati; l'organo venne successivamente ampliato nel 1869 da Lorenzo Paoli. 
Un ulteriore restauro è stato eseguito in questi anni Novanta per la migliore conservazione e fruizione dell'intero complesso della chiesa e delle opere d'arte in esso contenute.

 

Cortile del Castello di Calenzano

Il Castello di Calenzano conserva ancora oggi l’aspetto caratteristico del villaggio fortificato, con schema a pianta ovale, tipico dei centri di collina, racchiuso da mura: visibile dai quattro punti cardinali, sorveglia le importanti vie di comunicazione che fin dall’antichità, collegavano la piana fiorentina al Mugello. La fortificazione si deve ai conti Guidi, le cui proprietà tra X e XII sec. Si estendevano dal Casentino alla Romagna, dal Valdarno di Sopra ad Empoli e Pistoia.
All’inizio del XIII secolo il Castello passa dai Conti Guidi a Firenze e si sviluppa in relazione alla strada controllata da due porte fortificate su cui, successivamente, si appoggiarono le mura in origine edificate solo intorno al cassero. Il periodo di massimo splendore del castello si pone tra la fine del duecento ed i primi del trecento: all’interno del più antico cerchio di mura, dove oggi troviamo la Chiesa di San Niccolò, si trovava il cassero, il cuore del castello, caratterizzato da una fitta selva di alte costruzioni, case-torre erette da grandi famiglie fiorentine come i Lamberti, i Della Scala, i Della Tosa. Tracce di questi edifici sono ancora leggibili nei grandi archi a sesto acuto che ricordano i resti del Palazzetto Pretorio, centro civico dell’intero castello. L’ultima fase di sviluppo si deve all’importanza strategica assunta dal castello nella difesa del territorio fiorentino: dopo le distruzioni castrucciane (1325) e l’incursione delle milizie viscontee di Giovanni da Oleggio (1351) e di Giovanni Acuto (1363), Firenze si accolla l’onere di costruire una terza cerchia muraria, ancora oggi in gran parte visibile. A partire dalla fine del trecento, però, le mutate condizioni politiche della Repubblica fiorentina rendono ormai inutili le antiche fortificazioni: così le strutture militari vengono progressivamente smantellate ed a loro si sostituiscono strutture di produzione agricola di proprietà dei ricchi imprenditori fiorentini che, approfittando della loro alleanza con la famiglia Medici, detengono il potere politico ed economico sulla città e sulle campagne circostanti.

 

Pieve di San Martino

Menzionata a partire dall'anno 868 e ricostruita nel primo Duecento, mostra ancora caratteristiche strutturali romaniche, distinguendosi per lo slanciato sviluppo verticale e per le dimensioni decisamente monumentali. Lo spazio interno, spartito in tre navate da pilastri, si sviluppa su otto campate. In facciata è un portico architravato cinquecentesco. Nel corso dei secoli l'edificio ha subito modifiche e ricostruzioni che hanno interessato la torre campanaria e l'abside semicircolare. All'interno gli altari laterali sono secenteschi; all'altare maggiore è un Crocifisso di Agnolo Gaddi. Le maioliche di imitazione robbiana sono produzione ottocentesca della Fabbrica Ginori.

 

Villa Corsini a Castello

Costruita per la famiglia Strozzi nel corso del Quattrocento, si presentava come un'abitazione signorile in stile rurale piuttosto semplice, dotata di un grande terreno coltivato, con edificio per lavoratori. Le prime migliorie alla villa e al parco furono apportate dalla famiglia Rinieri, alla quale venne venduta negli anni trenta del XV secolo. I Rinieri fecero realizzare dal Tribolo un primo giardino all'italiana con sculture. Nello stesso periodo vengono uniti i due edifici con un corpo centrale. Dopo molti passaggi di proprietà la villa venne acquistata da Lucrezia Rinuccini, moglie di Filippo Corsini, nel 1697, e rimase tra i loro possedimenti fino al secondo dopoguerra. L'importante ristrutturazione che sovrappose all'impianto cinquecentesco una nuova struttura barocca fu attuata ad opera di Giovan Battista Foggini, che modificò la facciata, le ali laterali e il cortile interno. Il giardino venne ristrutturato e suddiviso in tre parti differenti: la prima all'italiana; la seconda selvatica; infine la terza parte centrale, detta "giardino semicircolare delle quattro stagioni". Il salone venne invece affrescato dal Contestabile nel 1805. L'ultima modifica al complesso fu l'aggiunta di una cappella privata sul lato nord dell'edificio, i cui arredi originali sono andati perduti. Oggi la villa, acquistata dalla Soprintendenza negli anni '50, presenta collezioni di scultura ed epigrafia antica provenienti dal Museo archeologico nazionale di Firenze.

 

Villa Dufour Berte

La villa, di proprietà fino dal XV secolo della famiglia fiorentina Petrucci, venne acquistata nel 1825 dal principe Camillo Borghese. L’edificio verrà indicato da allora in poi come Villa Paolina, in onore della moglie del principe, Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Tra il 1826 e il 1831 la residenza venne completamente ristrutturata su progetto dell’ingegnere Antonio Carcopino che fu incaricato di trasformare e ampliare l’edificio e i terreni circostanti in una residenza principesca corredata da un vasto parco e da un giardino a parterre con aiuole fiorite. L’edificio costituisce un raro esempio di villa fiorentina realizzata in ogni particolare in stile neoclassico. 
La villa conserva una peculiarità architettonica forse unica nel suo genere nell’area fiorentina: un ponte sospeso in ghisa e legno, sostenuto da corde di acciaio, che sovrasta la via di Castello e unisce il primo piano dell’edificio con le vicine pendici collinari dove venne creato il parco caratterizzato da cipressi, lecci e castagni. 
La villa è ancora completamente arredata con mobili d’epoca, tappeti, porcellane, carte da parato francesi; di pregio sono i dipinti e gli affreschi, i documenti storici conservati nelle numerose sale.

 

Villa Gerini
www.villagerini.it

La villa, circondata da un ampio parco, risulta documentata fino dal XIV secolo; era allora di proprietà della famiglia fiorentina dei Cappelli. Verso la metà del Seicento passò ai Capponi, e successivamente fu ereditata dalla famiglia Del Benino. Nella seconda metà dell’Ottocento divenne proprietario dell’edificio il marchese Carlo Gerini, al quale si devono l’aspetto e la denominazione attuale. 
L’edificio è stato oggetto di continue rielaborazioni lungo l’arco dei secoli; le monumentali dimensioni odierne derivano tuttavia in gran parte dagli interventi condotti dalla famiglia Gerini.
Il parco, risalente al XIX secolo, a seguito di una trasformazione di orti e poderi circostanti è composto da un boschetto di lecci tagliato da vialetti, da un parterre a prato con ornamenti e vasche in pietra e da un lago artificiale in mezzo al quale affiorano due isolotti che ospitavano un padiglione utilizzato in passato come sala da tè.

 

Villa Guicciardini Corsi Salviati

Le prime notizie della villa risalgono al 1502, quando Simone Corsi acquistò da Luca Carnesecchi “un podere posto nel popolo di S. Martino a Sesto con Casa da Signore e da Lavoratore”. 
La villa fu ripetutamente ampliata e trasformata tra il ‘500 e il ‘700. Dell’impianto cinquecentesco rimangono alcuni motivi architettonici, ma l’edificio ha caratteristiche tipicamente settecentesche: la bella e scenografica facciata, i loggiati, le statue, le balaustre, la leggerezza dell’insieme. La facciata interna è ornata da torrette angolari a loggiati e da grandi terrazze decorate da statue.
Anche il giardino è stato continuamente arricchito e abbellito nel corso dei secoli. Si sviluppa in un ampio spazio rettangolare racchiuso da un lato dalla villa, da due alti muri laterali e da un terzo muro, ornato con decorazioni polimateriche, conchiglie e statue, e intervallato da cancelli in ferro battuto. A risaltare è soprattutto il gran quantitativo di acqua con vasche di varia forma e grandezza, fontane e perfino un laghetto. L’aspetto attuale testimonia delle trasformazioni stilistiche avvenute nel tempo. Sono infatti visibili forme e caratteri tipici di diverse epoche: il parterre composto da aiuole con forme geometriche di gusto rinascimentale, le fontane, le vasche in pietra e gli arredi marmorei realizzati nel ‘700, la ragnaia estesa oltre il muro perimetrale, il parco ottocentesco in stile inglese e il novecentesco teatro di verzura con platea e prato costruito nel ‘900.

 

Villa La Quiete

In lavorazione

 

Villa Medicea di Careggi

Acquistata dalla famiglia Medici nel 1417, alla morte di Giovanni di Bicci dei Medici la villa venne ereditata dal figlio Cosimo il Vecchio che incaricò Michelozzo di ristrutturarla. L'intervento fu decisamente consistente ed ebbe come centro generatore il cortile loggiato caratterizzato dalla sua forma trapezoidale. A Michelozzo si deve anche l'apertura delle logge, ai piani superiori, che resero l'edificio più aperto verso il giardino e il paesaggio circostante. Dopo la morte di Cosimo il Vecchio, avvenuta proprio a Careggi nel 1464, seguita cinque anni dopo da quella del figlio, fu il nipote Lorenzo il Magnifico a diventare il capo della famiglia Medici. Qui Lorenzo si riuniva con i suoi amici membri dell'Accademia Platonica ed è qui che passo gli ultimi anni della sua vita fino al 1492, anno della sua morte. Del giardino al tempo di Lorenzo rimangono alcune descrizioni che parlano di una vegetazione composta da mirti, olivi, querce, pioppi, pini, platani, piante di agrumi, spezie, mirra e incenso. Tale descrizione fa pensare ad un giardino articolato in due parti, una coltivata a fiori e frutta ed un'altra che costituiva il selvatico. Con la morte di Lorenzo il Magnifico, inizia un periodo di decadenza della villa interrotto dal cardinale Carlo che dopo il 1615 intraprese un ampio progetto di trasformazione degli interni e del giardino. Passata alla casa Lorena dopo che questi succedettero nel Granducato ai Medici, la proprietà venne venduta nel 1779 a Vincenzo Orsi. La famiglia Orsi nel 1848 la rivendette al ricco inglese Francis Sloane, geologo e studioso di scienze naturali. A Sloane si devono gli interventi di trasformazione del giardino con la creazione del parco "romantico", nel quale utilizzò molte specie arboree esotiche tuttora esistenti (cedri del Libano e dell'Himalaya, sequoie della California , corbezzoli di Grecia, palme), e la costruzione di una limonaia dove si trovavano, una preziosa collezione di agrumi, e molte varietà di palme. Dopo la morte di Sloane, la villa cambiò più volte proprietà, fino al definitivo acquisto da parte dell'Arcispedale di Santa Maria Nuova nel 1936.

 

Villa Reale di Castello

La villa fu acquistata verso la fine del XV secolo , da Lorenzo e da Giovanni Pier Francesco dei Medici, che l'ampliarono e l'arricchirono di opere d'arte. Alla morte di Giovanni di Pierfrancesco la Villa fu ereditata dalla vedova e dal figlio Giovanni delle Bande Nere che vi risiedette con la moglie Maria Salviati e il figlio Cosimo. Intorno al 1540 , Cosimo I commissionò a Niccolò Tribolo il progetto del giardino, considerato dal Vasari uno dei più "ricchi giardini d'Europa". Alla villa si arriva tramite un viale alberato perpendicolare alla via sestese che termina in un grande piazzale erboso semicircolare, perimetrato da un basso muretto di cinta. L'accesso al giardino avviene attraverso un grande cancello posto sulla sinistra della villa, conosciuta anche come dell'Olmo o Reale Il giardino rappresenta l'esempio meglio conservato di "giardino all'italiana" secondo i canoni e le descrizioni di Leon Battista Alberti. Posto verso la facciata tergale su tre terrazze digradanti racchiuse entro le alte mura perimetrali, il giardino è concepito secondo un asse centrale La prima terrazza, che può essere considerata un proseguimento esterno della villa, è caratterizata da un disegno con 16 aiuole pressoché quadrate al cui centro si trova una bella vasca su gradini, opera del Tribolo sulla quale è posta la statua di Bartolomeo Ammannati raffigurante Ercole ed Anteo. Originariamente la fontana era circondata da un boschetto di alloro e mirto, come si può osservare nella lunetta di G. Utens, esposta al "Museo di Firenze com'era". Due serre delimitano i lati della seconda terrazza conosciuta come "giardino dei limoni". Nelle serre vengono collocate in inverno le centinaia piante rare di agrumi ricavate da speciali innesti. In questo spazio si apre la splendida Grotta degli Animali, a cui si accede da un portale fiancheggiato da due colonne tuscaniche. La grotta è costituita da due camere comunicanti ,nella parete di fondo della seconda camera e nelle due pareti laterali della prima sono collocate vasche di marmo sormontate da gruppi di animali eseguiti in diversi materiali lapidei, che costituiscono un insieme decorativo policromo di grande suggestione. Le pareti sono interamente rivestite da mosaici policromi, concrezioni calcaree, ciottoli e conchiglie e un complesso sistema idraulico alimenta una serie di zampilli posti sul pavimento offrendo al visitatore la sorprendenti giochi d'acqua. Il progetto originale di questo ambiente si deve al Tribolo, ma probabilmente fu portato a compimento dal Vasari. Da qui si raggiunge la grande statua in bronzo di Bartolomeo Ammannati, detta del "dell'Appennino", databile tra il 1563 e il 1565. Due piccoli giardini segreti, laterali rispetto al grande spazio centrale, ricordano la struttura recintata del giardino medievale. In quello ad est, denominato "Ortaccio", era stato costruito un capanno, posto su un grande albero, il cui interno conteneva una tavola di marmo con fontana musicale. Nel corso del secolo XVII fu costruita la "stufa dei mugherini", padiglione che ospitava le collezioni di gelsomini, iniziate da Cosimo III. L'altro piccolo giardino detto "dell'imbrecciato", per la pavimentazione in brecciolino policromo, era collegato alla cucina di uso esclusivo del padrone. Nel 1818 Pietro Leopoldo II di Lorena volle di riunire i due possedimenti di Castello e Petraia mediante un viale di collegamento fra le due ville. La proprietà passata successivamente ai Savoia, fu donata nel 1919 da Vittorio Emanuele III allo Stato Italiano, attualmente la villa è sede dell'Accademia della Crusca.

 

Villa San Lorenzo al Prato
www.scuoladimusicasesto.it

Quando nel XII sec. vennero erette le prime torri della villa, queste si alzavano su un ambiente informe fatto di pascoli, paludi e boschi. Dal secolo XII al XIV l'importanza di questo edificio va gradualmente aumentando, viene eretta una seconda torre che si unisce alla principale e un perimetro di alte mura merlate, fino quando nel XV secolo perde definitivamente l’aspetto del castello feudale per assumere quello di villa. Gli ultimi importanti lavori di restauro vengono realizzati nel XVI sec. quando la villa viene impreziosita da una lunga vasca rettangolare, sormontata da un balconcino di pietra, dai portali delle aperture Nord e Sud, da due grandi finestre monumentali e internamente affrescata. Nei primi anni del ‘900 l’edificio subisce delle trasformazioni che modificano sostanzialmente i volumi e gli elementi architettonici precedenti: il loggiato superiore e parte dell'inferiore vengono chiusi per ricavarne nuovi vani, il giardino in fondo alla vasca viene ridefinito da due nuovi fabbricati e lo spazio rimasto libero tra le scuderie e la Villa viene riempito con una nuova costruzione, la cui facciata continua falsamente il volume del corpo quattrocentesco cui si addossa.

 

Villa Solaria

Esteso su una superficie di circa 60.000 metri quadrati, il parco è caratterizzato da grandi prati separati da fitte aree boschive. Nei mesi estivi negli ampi spazi, ricchi di suggestivi scorci paesaggistici, si svolgono spettacoli e concerti all’aperto. In tempi passati l’area costituiva il giardino di una villa che in epoca rinascimentale apparteneva alla famiglia fiorentina dei Guidacci. Nel XVII secolo la villa passò alla famiglia Torrigiani nella cui proprietà rimase fino alla metà del secolo scorso, quando fu acquistata dall’americano Parvus Carter. Nel 1982 l’edificio fu acquistato dal Comune di Sesto Fiorentino. Attualmente la struttura è sede di una Residenza Sanitaria Assistita. (Dal portale Sesto Promuove)

 

Villa Villoresi
www.villavilloresi.it

La Villa:nel XII° secolo era una fortezza guelfa, costruita per la difesa di Firenze, da cui dista 8 Km. Nel Rinascimento fu trasformata in residenza di campagna, ampliata e arricchita di opere d’arte, di un giardino murato e circondata da parco e terreni. A questo periodo risale la loggia, la più lunga di Toscana, che si apre sul giardino all’italiana, con i limoni e gli aranci selvatici, pieno di luce e di profumi. La villa è stata dichiarata Monumento Nazionale per la sua importanza storica e artistica, conserva affreschi ed arredi originali , tracce del gusto delle varie epoche e dei diversi proprietari, ed è giunta a noi essenzialmente nel suo aspetto rinascimentale. Fra le varie leggende, c'e' quella che Gemma Donati, moglie di Dante Alighieri, vi abbia dimorato all'inizio dell'esilio del poeta. All’inizio dell’800 la villa è la residenza di campagna della famiglia Villoresi. Negli anni 60, Luigi e Clarissa Villoresi, decidono di trasformala in un albergo a conduzione familiare, adeguandone accuratamente tutti i servizi, senza alterarne l’atmosfera, tradizionalmente calda e accogliente e mantenendone intatti l’eleganza e il fascino di altri tempi.

 

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